Comunicato stampa – Bancaria
COMUNICATO STAMPA
CONTRO NUOVE CRISI PIU’ DEI PRINCIPI PRUDENZIALI SERVE UN APPROCCIO
NEO-STRUTTURALE: SPUNTI PER UN NUOVA REGOLAMENTAZIONE
Sul prossimo numero di Bancaria Paolo Mottura (Bocconi) partecipa al dibattito sulla riforma degli assetti di controllo sottolineando la necessità di una ri-regolamentazione basata su
maggiori limiti per gli intermediari e un rilancio del ruolo dei mercati. Enrico Granata ragiona sulla riforma dei reati fallimentari alla luce dell’operatività bancaria. Nuovi trend dal settore del risparmio gestito: i fondi etici si affermano sempre più e costano meno dei prodotti tradizionali
Rifondare la regolamentazione che vigila sui mercati finanziari e bancari, ma su quali basi? Nel dibattito su vantaggi e svantaggi di un’architettura regolamentare prudenziale o di una strutturale Paolo Mottura dell’Università Bocconi confronta le due opzioni in un lungo articolo pubblicato sull’ultimo numero del mensile, diffuso in occasione del Comitato esecutivo Abi del 19 maggio. Nella quarta uscita del 2010 di Bancaria si parla anche della rilevanza dei reati fallimentari nell’operatività bancaria con un intervento a firma di Enrico Granata, responsabile dell’area Normativa dell’Abi, e di pricing dei fondi comuni di investimento cosiddetti ‘etici’.
In materia di riforma degli assetti di vigilanza la tesi di Mottura è che l’opzione preferibile è l’introduzione di una regolamentazione più robusta, di tipo non esclusivamente prudenziale, con focalizzazione prevalente sulla stabilità. Mottura osserva infatti che la crisi dell’autunno 2008, originata dal crack Lehman, ha dimostrato «la tesi della regulatory supervision failure, segnalando la necessità di una tempestiva ed efficace ri-regolamentazione». Appurato che un’ipotesi di regolamentazione neo-prudenziale presenta debolezze intrinseche (rischi di comportamento opportunistico da parte del management, imposizione di regole costose e soffocanti, adozione di azioni invasive rispetto a sfere di competenze, poteri e responsabilità della governance degli istituti), Mottura ritiene che siano maturi i tempi per l’introduzione di regole neo-strutturali, orientate a perseguire tre obiettivi essenziali: aumentare l’efficacia applicativa dei corretti principi di gestione; introdurre chiari confini fra i tipi di intermediazione, per impedire una più rapida diffusione del contagio in presenza di crisi; dare maggior campo ai mercati, riportando alla luce le transazioni «prima opacamente internalizzate nei grandi e diversificati intermediari».
Si resta sempre in tema di attività bancaria ma da una prospettiva differente nell’intervento di Granata, che esamina i contenuti del Ddl 1741 (“Disposizioni in materia di gestione delle crisi aziendali”) dal punto di vista dell’operatività degli istituti. Il responsabile dell’area Normativa dell’Abi si concentra sui reati di bancarotta fraudolenta preferenziale e bancarotta semplice, analizzando i contenuti qualificanti del provvedimento che punta a riformare la disciplina penale fallimentare. Granata osserva che il Ddl «apporta alcune innovazioni meritevoli di attenzione volte a delineare in maniera più precisa i comportamenti penalmente rilevanti», ma aggiunge che tali innovazioni «non sono sufficienti a superare totalmente le problematiche esistenti». In riferimento a entrambe le fattispecie di reato Granata rileva la necessità che il Ddl venga modificato e integrato per assicurare un maggior coordinamento della disciplina penale con i nuovi istituti di gestione della crisi, considerato che il mancato allineamento rischia di compromettere la viabilità delle operazioni di risanamento. A ciò si aggiunge la necessità di una più puntuale indicazione dei contenuti delle condotte, della configurazione del reato solo per condotte realizzate in presenza di uno stato di insolvenza, dell’imputabilità dei reati a titolo di concorso solo per dolo specifico.
L’ultimo numero di Bancaria si occupa anche di risparmio gestito, ma da un punto di vista particolare, ovvero ragionando sul grado di eticità e sul pricing dei fondi etici. L’analisi di due docenti della facoltà di Economia dell’Università di Bari, Mariantonietta Intonti e Antonella Iannuzzi, conclude che il 57% del campione analizzato (18 fondi di diritto italiano collocati sul mercato domestico e destinati a un’utenza retail) si caratterizza per un «discreto grado di eticità». Non solo. Una successiva analisi sullo stesso universo di riferimento dimostra l’assenza di legami significativi tra etica e pricing, a conferma che l’adozione di principi ‘responsabili’ non incide sul prezzo complessivo dello strumento di investimento. Anzi, sottolinea lo studio, «il confronto tra il princing dei fondi etici e quello dei fondi tradizionali evidenzia una minor onerosità media della prima categoria».
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Roma, 17 maggio 2010
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